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21/03/2005 |
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di
absinthfreespirit |
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Era una giornata meravigliosa, squillante, e le strade traboccavano a ogni curva di mandorli e pesche in fiore. C’era una folla domenicale, nessuno era andato a lavorare . Ma come il motore si spense, mi resi conto che c’era qualcosa di diverso dal solito nella mia stanza. Non c’era più animazione. Sembrava la sorda riproduzione di una realtà nota, catturata dall’ obbiettivo di una machina fotografica. Un silenzio sordo e profondo Tutti avevano lo sguardo rivolto a terra in un atteggiamento impacciato, di timida e goffa riprovazione. Rimasi ferma al letto come per aggrapparmi a qualcosa e deglutii. Rispose al mio saluto muovendo le labbra, senza emettere suoni
Mi sentii come se dovessi scusarmi , per essermi intromessa in tale scena di universale cordoglio. Le camere fresche a pianterreno risuonavano nel silenzio e da fuori arrivava la luce del sole, filtrata dai rami di limoni amari già spremuti.
C’era il mio vecchio cestino che mi aveva accompagnata in tutte le mie gite, pieno di piccolissime cose, seppellite sotto una manciata di sabbia, che sgusciò via lenta tra le maglie del vimini. Mi torno in mente dove era stato preso ciascuno: un frammento di vetro di Murano blu e trasparente come il mare estivo nei punti profondi, la mano del mio marito, manici di anfora di Atene con il sigillo impresso col pollice sull ‘argilla morbida, le rughe del mio padre, un penny vittoriano, tessere di mosaico di qualche chiesa bizantina, gli occhi di mia madre. Tutti insieme documentavano in modo singolare il mio soggiorno su questa terra.
Nel 1990 avevo ventisei anni. Ero svenuta e il flusso di ossigeno nel mio cervello si è interrotto per cinque minuti. Danni irreversibili anche al pancreas. Muta sotto l ‘albero del ozio in una immobilità raggelante. Quegli sguardi che evitarono di incontrare il mio tramite i schermi televisivi, posandosi timidamente altrove, “come farfalle primaverili“. Semplicemente vedermi procurava dolore, in quella aria tersa di primavera, dorata come miele.
Scivolai via per la strada deserta sotto gli alberi in fiore e raggiunsi il crinale della collina. Giunsi ansimando l‘ultima terrazza e saltai sulla strada con un balzo tremendo, raggiante di gioia e senza fiato…
Mi chiamo Terry Schiavo e sono finalmente felice.
Lefty333boy
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segnalazioni, racconti, societa |
commenti (10) |
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ore: 14:06
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08/03/2005 |
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di
absinthfreespirit |
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"Vorrei girare gli auguri ricevuti e tutti quelli che avrei voluto fare con un conto corrente di fantasia, intestato a tutte le donne in guerra, ma che non sia un'elemosina o una donazione, giro a loro quello che gli spetta, questa festa è nata per ricordare il coraggio di donne che hanno detto no e hanno pagato con la morte. Le donne un guerra dicono no alla morte, continuando ogni giorno a far si che la vita continui, non cito paesi o nazioni, non ci sono anzi non ci dovrebbero essere guerre di serie a e di serie b,il dolore non fa differenza, alcune di loro sapranno della morte dei loro cari con un telegramma, altre riconoscendo una scarpa o un brandello di vestito, altre lo capiranno non vedendoli più tornare. A tutte quello donne che frugano tra le macerie, nella mondezza, per trovare qualcosa da mangiare, che prendono l'acqua in pozze fangose, a quelle che chiedono aiuto per i loro figli mutilati e per se stesse, a quelle che sono umiliate e stuprate, perchè in ogni conflitto pagano il prezzo più alto, sia come bersagli diretti che come mezzo per colpire il nemico, distruggendo la sue integrita fisica e colpire la sua sessualità, non solo mirato ad intimidire e punire la donna ma per terrorizzare intere comunità, dalle quali per cultura verrano poi ripudiate.
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segnalazioni, racconti, societa |
commenti |
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ore: 09:14
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28/01/2005 |
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di
absinthfreespirit |
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Tanto perché poi qualcuno dice che "io ce l'ho sempre con le ferrovie" voglio raccontarvi questi eventi realmente accaduti, cose che sinceramente son della serie "mi aspettavo di tutto, ma questo no". Ieri mattina ero alla stazione di Assisi per prendere il treno. Non avendo l'abbonamento per il mese di gennaio, devo comprare i biglietti. Ma il tipo che dovrebbe vendermeli non c'è, né al bar né all'edicola. La biglietteria automatica non funziona. Fortuna che l'edicola della stazione vende anche i biglietti (ma solo quelli della tratta regionale), perché quest'uomo, che dopo 10 minuti è riapparso dal nulla, è subito andato a far colazione al bar. Provo a timbrare il biglietto ma nessuna delle 4 macchinette obliteratrici funziona: mi metto in fila allo sportello, ho davanti una turista che parla solo inglese. Dopo 2-3 minuti di attesa, finalmente qualcuno lo chiama e gli dice che la fila si sta allungando; arriva, ma non sa una parola d'inglese. Per questo io, che devo aspettare ancora il treno 15 minuti (non era in ritardo, ma vista la scarsità di pulman devo arrivare alla stazione 35 minuti prima che il treno arrivi) decido di fare da interprete tra i due, altrimenti ancora starebbero a discutere non capendosi. Arriva il mio turno "Guardi, gli dico, io ho timbrato il biglietto, ma 3 macchinette non funzionano e 2 non hanno l'inchiostro per cui faccia qualcosa lei, io la multa non voglio prenderla" "AH, IO NON POSSO FARCI NIENTE"
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varie ed eventuali, racconti, societa, personale |
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ore: 17:19
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31/12/2004 |
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di
theego |
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Si
presentò di colpo davanti a lui, era vestito di velluto blu, con risvolti
dorati, e indossava un paio di occhiali dalla montatura spessa. Lo scrutava
dall'alto in basso con aria saccente ed emanava un puzzo niente male dalla
bocca, troppo spesso aperta per redarguirlo, nascosta nella folta barba bianca.
- La devi smettere Eugenio! - lo ammonì -
ogni anno la stessa storia. Arriva fine dicembre e per
forza devi scrivere il tuo discorso pieno di bei propositi dove ricordi i fatti
avvenuti in dodici mesi, tiri le somme e prendi un attimo le misure per l'anno
che viene. Basta! Serve forse a qualcosa?
- No, a niente. Ogni anno poi fa di testa sua. - ammise Eugenio a capo
chino.
- Lo sai come vanno le cose. Inutile fare bilanci e
previsioni, il gioco è bello perchè imprevedibile. E' stato meglio l'anno scorso
che eri in montagna e non hai potuto farlo come tuo solito. Ci sono ancora
lettori di Ciccsoft che mi ringraziano per averti fatto desistere dall'inviarlo
via posta prioritaria a tua sorella a casa, affinché lo postasse. Ora dimmi,
cialtrone che non sei altro: sei pronto per stasera?
- Per niente. Più passa il tempo e più il Natale è soltanto una ricorrenza
"festosa" per scambiarsi gli auguri e niente di più. Il Capodanno invece una
sera come un'altra dove ogni anno che nasce non è che un "continuum" con quello
precedente. Festeggiamo pure, ma se anche non si fa niente ci resto male più per
l'idea che per la sostanza.
- Sei parecchio deprimente, sai? Sembri mia suocera.
Certo, è stato un anno faticoso, è vero... Ne ho viste di tutti i colori io,
come ogni anno, ma sono duramente provato nello spirito. Sai, questa guerra
incessante, ogni giorno, ogni giorno... Che palle. Bombe, morti, sangue e
dolore. Un Papa moribondo che parla di pace e amore, ma dove cazzo li vede lo sa
solo lui. Un presidente americano avido di potere, uno italiano troppo preso dal
voler fare bella figura. Cosa sono quei capelli che ricrescono ora? Santo cielo.
E dall'altra parte cosa combinano? Non si mettono nemmeno d'accordo sull'abc. Ma
chi dovrebbe votarli? E poi certe cose, nel segreto di quattro mura qua e là,
che fanno accapponare la pelle. Fuori sono sorrisi e strette di mano, dentro
volano parole grosse e traffici che fanno schifo solo a pensarci. Lascia stare.
Io da domani sono in pensione, mi spiace ma sono affari che non mi competono.
Già so che oggi sentirò ancora i soliti discorsi "speriamo che l'anno
prossimo...", "auguriamoci che sia meglio...". Ma cosa vuoi sperare? Eugenio,
ascoltami, ti sembravo un anno malvagio quando ho cominciato a gennaio?
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racconti, personale |
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ore: 02:37
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13/12/2004 |
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di
darkripper |
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Ma quale San Francesco? Ma quale tradizione? E che c'entra il cattolicesimo?
Il presepe lo abbiamo inventato noi napoletani. E ve lo assicuro, ha davvero poco a che fare con la religione.
Prima cosa: un vero presepe, un presepe postmoderno come dio (!) comanda, é enorme, barocco, opulento.
Un presepe con una sola grotta, é un presepe decisamente sfigato.
Il presepista bravo di presepi ne compra due, tre o semplicemente molti: li monta assieme, poi dalle caverne in eccedenza ricava osterie, macellai, pizzerie, ogni genere di cosa.
Della grotta non frega un cazzo a nessuno, tanto tutti si concentrano sull'ipnotico movimento delle pale del mulino o sullo scorrere dell'acqua della cascata.
Proviamo a fare un esperimento.
Via il bambino, via bue e asinello, via anche Giuseppe e Maria. Ora il presepe é una perfetta e idealizzata rappresentazione di una napoletanità da età dell'oro. Ci sono pastaioli, pulcinelli e varia umanità popolana. Magari nel mezzo del tutto torreggia un bel colonnone greco-romano, giusto per far capire che siamo a Betlemme.
E' per questo che mi piace il presepe: c'é qualcosa di incredibilmente grandioso in questa tradizione che finge di essere religiosa e in realtà é profondamente post-pagana.
Questo culto a metà tra la nostalgia e il pacchianesimo, noi lo chiamiamo presepe. Siamo bravi a fingere, la facciamo sembrare quantomeno una cosa cattolica. Ma prima o poi ci sbaglieremo, lo so.
Un giorno qualcuno per sbaglio metterà un venditore di cocomeri al posto di una culla, e allora scoppierà un gran casino. Ma voi nel frattempo continuate ad andare a venire a Napoli da tutto il mondo per comprare i pastori di San Gregorio Armeno. E fatevi il segno della croce prima di chiedere quanto costa la statuina dipinta a mano di Gesù Bambino. Non si sa mai.
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racconti, societa |
commenti (18) |
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ore: 03:26
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19/11/2004 |
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di
darkripper |
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E allora?
Si, hai assistito ad una sparatoria.
Anzi, togli "assistito". Tu hai sentito una sparatoria. Hai sentito dei proiettili esplodere, e poi rumore di motorini o forse di macchine (non ricordi). La cosa che ti ha lasciato perplesso é che quel rumore di proiettili te lo aspettavi molto diverso, mentre alla fin fine ti sei resto conto che non sapresti distinguerlo dall'esplosione di un cipollone bello robusto. Solo che tu hai sentito un caricatore tutto intero, e qualcosa ti diceva che quella era una semiautomatica.
Non eri a casa tua, eri dietro Vico Vasto.
Non si é fatto male nessuno, pare.
La polizia ha messo quel nastro, quello dei film e ha bloccato il vicolo. Tutto il vicolo. Nel senso che c'é gente contro il nastro che vuole passare, perché il vicolo é chiuso e non ci sono altri vicoli. Una tipa si lamenta: deve passare, o perderà la funicolare. Deve arrivare nonricordodove, ma é un nonricordodove molto lontano che odora di paesi vesuviani.
Ma no, non é il nastro dei film. Non é giallo canarino, non c'é scritto sopra, a stampatello nero, "Crime Scene Do Not Cross". E' banale, cazzo, ma é normalissimo scotch da imballaggio, quello marrone. C'é una macchina e scorgi un buco nel parabrezza, e un bossolo per terra, c'é anche un bossolo.
Buchi nel muro, precisamente due. Poi un sacco di pulotti, ovviamente.
Ora inizia ad esserci un bel pò di gente, che protesta e vuole passare. Io vorrei fare una foto per il blog, vorrei immortalare il tutto, ma alla fine penso che sia una cosa stupida da fare e evito.
Alla fine fanno passare tutti, uno alla volta. Tu lo sai che é cambiato qualcosa nel tuo rapporto con questa città. Lo sai eppure non sai dire cosa. C'é qualcosa che si é incrinato in te, un contratto con gli italiani che é stato violato.
Vico Vasto, due minuti a piedi da casa tua. Non é qualche paese dell'hinterland, é il pieno centro abitato. A pochi passi c'é la Mela, magari un bel concentramento di fighetti infarinati alla grande. Tu sei poco oltre, magari un domani la sparatoria la fanno sotto casa tua, oppure perché no, nel tuo liceo. Si, il tuo liceo. Il Parini di Napoli, quello dove hai visto e sentito cose che avresti preferito di no.
Qualcosa si é incrinato, decisamente.
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racconti, personale |
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ore: 02:28
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16/11/2004 |
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di
fboss |
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La fase A* del grande freddo è già un ricordo. Da stamattina sono entrato nella fase B, quella che mi impone di fumare all'aperto con entrambe le mani in tasca... Fa molto scaricatore di porto, però non è per tutti, e richiede abitudine ed esercizio. Sulle prime, vi lacrimerà l'occhio e non riuscirete a coordinare i movimenti di inspirazione ed espirazione e tanto meno a scenerare... Con la pratica i polmoni si ingolferanno a dovere e ci sarà un bell'unicum di fumo, a ciclo continuo... Per lo scenerare, all'inizio farete movimenti bruschi che susciteranno negli altri l'impressione che voi siate stupidi... Avete due alternative: fregarvene e continuare con questi moti impetuosi, oppure aspettare che la colonnina di cenere si adagi dolcemente sui vosti vestiti... In questo caso fate comunque la figura degli stupidi... E' puramente un discorso di scelte...
*La fase A è quella che mi ha portato a deporre definitivamente in letargo le allstar rosse...
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racconti |
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ore: 19:11
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12/11/2004 |
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di
rotaciz |
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Lontano dalle telecamere le cose si svolgono più o meno così:
"Questi sono per te, però evita di mangiarli tutti sennò poi ingrassi, diventi isterica e ti devo ammazzare." "...?" "Hai presente la pubblicità? Il senso è che oggi non ho cazzi, mangia, stattene là seduta buona e zitta e per carità di Dio evita di rompermi i coglioni. Se proprio devi fare qualcosa ci sono i piatti da lavare."
Qualcuno mi da una mano ad uccidere progressivamente una schiera di uomini cresciuti studiando a menadito Ferradini (in maniera incompleta tralaltro...)?
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racconti, personale | |